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Sentenza Cassazione sulla legittimità del sequestro di un cantiere in caso di infortunio
pubblicata il 29/07/2014

Non è consentito sequestrare un’intera area di lavoro solo perché in essa è accaduto un infortunio. E’ legittimo quando l’intera area è qualificabile come “corpo di reato” ed è strumentale per la prosecuzione delle indagini

Vengono chiariti in questa sentenza della Corte di Cassazione i termini della legittimità di un sequestro effettuato dopo il verificarsi di un infortunio sul lavoro per il quale sono in corso delle indagini di polizia giudiziaria. Nel caso di un infortunio accaduto nell’ambito di un’area di un’azienda, è sostenuto nella sentenza dalla suprema Corte, il sequestro dell’intera area è consentito solo se la stessa costituisce “corpo di reato” ed è strumentale rispetto alla prosecuzione delle indagini in corso inerente l’evento infortunistico. Non è infatti sufficiente giustificare il provvedimento limitativo di un’area solo perché essa costituisce “locus commisi delicti”.

Il Tribunale del riesame ha confermato il provvedimento di sequestro probatorio, disposto a seguito delle indagini per omicidio colposo conseguente ad un infortunio lavorativo, di un'area adibita a demolizione veicoli. Il Tribunale aveva respinto la censura, sollevata dal gestore dell’area, di mancanza della motivazione del provvedimento rilevando che la stessa costituiva “locus commisi delicti” e che tanto valeva a integrare il nesso di pertinenzialità con il reato contestato. Lo stesso Tribunale richiamava la giurisprudenza di legittimità in tema di sequestro del corpo di reato, in forza della quale l'obbligo di motivazione doveva ritenersi assai limitato, data la strumentalità di tale tipologia di sequestro alla necessità di assicurare la cosa al processo.

Avverso il provvedimento del Tribunale il gestore ha proposto ricorso per cassazione evidenziando che sia il PM che il Tribunale avevano disatteso l'obbligo, sancito a pena di nullità, di motivare specificamente la necessità probatoria perseguita con il provvedimento, omettendo di indicare il nesso di causalità esistente tra l'area sequestrata e il tragico evento e rilevando, altresì, che l’infortunio mortale del lavoratore era avvenuto nel mentre lo stesso stava effettuando riparazioni su un veicolo posteggiato sull'area e che quindi le indagini per l'accertamento di eventuali responsabilità si sarebbero dovute incentrare esclusivamente sul veicolo in argomento.

Il ricorso è stato ritenuto fondato ed è stato pertanto accolto. “Invero”, ha sostenuto la suprema Corte, “non può trovare applicazione nella specie la giurisprudenza citata dal Tribunale la quale attiene, come si evince anche dal tenore della decisione, testualmente riprodotta nel provvedimento impugnato, al caso in cui emerga ictu oculi la natura di corpo di reato del bene sequestrato, e, specificamente, quando la finalità probatoria è chiaramente intellegibile con riferimento alla res in sequestro per la sua relazione con il fatto-reato". “Nel caso in esame, invece”, ha proseguito la Sez. IV, “non emerge la finalità probatoria del sequestro posto in essere, il quale ha investito un'intera area destinata ad attività produttiva senza specificazione alcuna riguardo alle ragioni per le quali la medesima dovesse essere ritenuta nella sua interezza corpo di reato e sussistesse la strumentalità del sequestro rispetto alla prosecuzione delle indagini in relazione al reato medesimo”.

Alla luce di quanto sopra detto la Corte di Cassazione, evidenziando il vizio denunciato, ha annullato il provvedimento con rinvio al Tribunale del riesame di provenienza affinché effettuasse una nuova valutazione sul punto colmando l'omissione motivazionale.

Corte di Cassazione - Sezione IV Penale - Sentenza n. 9222 del 25 febbraio 2014 (U. P. 13 novembre 2013)  

Fonte: PuntoSicuro.it





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