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La sicurezza nei luoghi di lavoro T.U. 81/08 Viene gestita da un insieme di norme che riguardano i datori di lavoro ed hanno come scopo principale di rendere il luogo di lavoro sicuro mediante l'attuazione di una serie di misure di prevenzione e protezione. LEGGI TUTTO
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Formazione Il continuo sviluppo tecnologico e l'evoluzione nel mondo del lavoro hanno fatto diventare la formazione una necessità dettata dall'obbligatorietà delle varie norme ma anche dall'esigenza di acquisire adeguata consapevolezza per lo sviluppo aziendale perchè non ci può essere crescita se non c'è adeguamento di persone e culture. LEGGI TUTTO
 
News
Rientro lavoratori dall'Africa e rischio Ebola: che fare?
pubblicata il 06/11/2014

Numerosi datori di lavoro, anche su sollecitazione dei Lavoratori, ci interpellano manifestando preoccupazioni in ordine alla possibile diffusione nel nostro Paese del virus Ebola. In particolare desta apprensione l’eventualità del rientro al lavoro di lavoratori africani che dopo un periodo di soggiorno nel Paese d’origine.
Nell’ottica di fornire supporto alle Aziende, consapevoli della rilevanza del problema, ma anche allo scopo di evitare eccessivi allarmismi ed ingiustificate reazioni, riteniamo utile fare il punto della situazione, sulla base delle informazioni attualmente disponibili, provenienti da fonti ufficiali: Ministero della Salute e Organizzazione Mondiale della Sanità.

1) LA MALATTIA DA VIRUS EBOLA (MVE)
Si tratta di una malattia grave, con comparsa improvvisa di febbre elevata, estrema stanchezza (astenia), dolori articolari e muscolari, mal di stomaco, mal di testa, mal di gola. Successivamente compaiono vomito, diarrea, arrossamento diffuso della cute, delle congiuntive, tosse, singhiozzo, dolore al petto, difficoltà respiratorie. Intorno al settimo giorno possono comparire gravi emorragie, esterne (naso, bocca, cute) ed interne (stomaco, intestino, polmoni, utero). La conferma della infezione da virus Ebola è effettuata mediante test virologici. L’attuale epidemia ha una mortalità di poco superiore al 50% dei casi.
Il periodo di incubazione varia da 8 a 10 giorni.

NON È POSSIBILE, ATTUALMENTE, IDENTIFICARE I PAZIENTI DURANTE IL PERIODO DI INCUBAZIONE.

DURANTE IL PERIODO DI INCUBAZIONE IL PAZIENTE NON TRASMETTE IL VIRUS.

IL PAZIENTE DIVENTA CONTAGIOSO QUANDO COMPAIONO I SINTOMI.

La trasmissione del virus (contagio) avviene:
a) per
contatto diretto con sangue, liquidi biologici o materiale biologici;
b) per
contatto indiretto con oggetti contaminati (es: aghi);

IL CONTAGIO NON SI TRASMETTE PER VIA AEREA, cioè senza contatto diretto con liquidi biologici o materiali contaminati da liquidi o materiali biologici (sangue, urina, feci, vomito, sperma, saliva ecc.).
La probabilità del contagio, bassa all’inizio della malattia (quando è presente solo febbre) aumenta con la comparsa dei sintomi più gravi (vomito, diarrea, emorragie).

2) L’ATTUALE EPIDEMIA

Iniziata nel 2013, l’attuale epidemia di Ebola interessa una zona limitata dell’Africa occidentale: Guinea, Liberia, Sierra Leone..
Al 31 Ottobre 2014 si sono registrati 13.567 casi in otto paesi, con 4.951 decessi.
GUINEA: 1.667 CASI, 1.018 DECESSI; LIBERIA: 6536 CASI, 2413 DECESSI; SIERRA LEONE: 5338 CASI, 1510 DECESSI.

ATTUALMENTE L’EPIDEMIA NON E’ PRESENTE IN ALTRI PAESI AFRICANI. 
SENEGAL e NIGERIA, in cui si erano registrati casi importati (20 in Nigeria con 8 morti, un caso in Senegal, guarito) sono stati dichiarati “liberi da Ebola” rispettivamente il 17 e il 20 Ottobre.
Un focolaio con 66 casi (38 confermati, 28 sospetti al 28 Ottobre) è in corso nella REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, con 49 morti in totale.
Un caso è stato registrato nel MALI, una bambina proveniente dalla Guinea, deceduta.
Negli USA, finora sono stati segnalati 4 casi, tutti in persone che hanno assistito malati di Ebola: uno deceduto, un caso in trattamento, gli altri guariti.
In SPAGNA una infermiera, contagiata per contatto con missionari provenienti dalle aree infette, deceduti, è guarita.

In ITALIA non vi sono, al momento, casi di malattia. Per due operatori sanitari lombardi, rientrati dalla Sierra Leone, è stata disposta la quarantena domiciliare per 21 giorni, fino al 14 Novembre.
Stessa precauzione per un gruppo di militari USA rientrati dalla Liberia nella base militare di Vicenza.

3) PRECAUZIONI E MISURE IN EUROPA E IN ITALIA

Il 16 Ottobre a Bruxelles i ministri della sanità europei, insieme ai colleghi svizzeri e norvegesi, e a rappresentanti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno fatto il punto della situazione, concludendo che:
IL RISCHIO DI PROPAGAZIONE DELLA EPIDEMIA IN OCCIDENTE È MOLTO BASSO.
Sono stati in ogni caso rafforzati i controlli nei porti e negli aeroporti sui passeggeri in partenza dai paesi colpiti (Liberia, Sierra Leone, Guinea).

L’ITALIA NON HA COLLEGAMENTI DIRETTI (VOLI) COI PAESI IN CUI È IN CORSO L’EPIDEMIA

IL RISCHIO DI IMPORTAZIONE DEL VIRUS DA PARTE DEGLI IMMIGRATI IRREGOLARI È PRESSOCHÉ INESISTENTE:.
Infatti, gli eventuali contagiati prima dell’imbarco manifesterebbero i sintomi già durante la navigazione. Lo stato di salute degli immigrati via mare viene sempre accertato prima dello sbarco nell’ambito delle misure adottate per il controllo della immigrazione clandestina (Mare Nostrum).

4) CONCLUSIONI:

NON ESISTE, ATTUALMENTE, ALCUNA RAGIONE PER PRENDERE MISURE PARTICOLARI NEI CONFRONTI DI LAVORATORI CHE RIENTRINO AL LAVORO DOPO AVER SOGGIORNATO IN PAESI DIVERSI DA QUELLI NELL’AREA EPIDEMICA.

I LAVORATORI EVENTUALMENTE PROVENIENTI DALL’AREA EPIDEMICA SONO SOTTOPOSTI ALLE MISURE DI PREVENZIONE PREVISTE DALLE AUTORITÀ SANITARIE DI FRONTIERA.
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La riproduzione del presente articolo è libera purché siano citati fonte e autore: Graziano Frigeri, Blog Euronorma (www.euronorma.it/blog)
 





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