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La sicurezza nei luoghi di lavoro T.U. 81/08 Viene gestita da un insieme di norme che riguardano i datori di lavoro ed hanno come scopo principale di rendere il luogo di lavoro sicuro mediante l'attuazione di una serie di misure di prevenzione e protezione. LEGGI TUTTO
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Formazione Il continuo sviluppo tecnologico e l'evoluzione nel mondo del lavoro hanno fatto diventare la formazione una necessità dettata dall'obbligatorietà delle varie norme ma anche dall'esigenza di acquisire adeguata consapevolezza per lo sviluppo aziendale perchè non ci può essere crescita se non c'è adeguamento di persone e culture. LEGGI TUTTO
 
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Infortunio con sostanza chimica pericolosa e circostanze attenuanti generiche Trib. La Spezia, sentenza del 4 luglio 2014
pubblicata il 19/11/2014

Non è possibile concedere le circostanze attenuanti generiche in presenza di un totale disinteresse del datore di lavoro per le conseguenze subite dal dipendente. (Nel caso specifico il datore di lavoro dinnanzi ad un infortunio del dipendente causato da una sostanza chimica pericolosa non consegnava la scheda tecnica della sostanza ai medici che lo avevano in cura, aggravando così le lesioni subite dal dipendente).

La parte offesa S. S., lavoratore dipendente dalla società S.D.M. s.r.l., di cui l'imputato è amministratore e legale rappresentante, riferiva di svolgere la propria attività lavorativa, quale operatore di mezzi meccanici e che il giorno dei fatti, per l'appunto, era addetto alla movimentazione di fusti con un piccolo carrello elevatore, privo di vetri.

Il lavoro consisteva nel caricare questi fusti all'interno di un container, pertanto il carrello elevatore era stato dotato di un'attrezzatura (cosiddetti "becchi") che consentiva di movimentare i predetti fusti. In particolare poteva trasportare due fusti contemporaneamente. In uno dei viaggi all'ingresso nel container (per superare il dislivello fra la pavimentazione stradale e l'altezza dell'apertura del container vi era una pedana e il carrello elevatore doveva percorrere questa pendenza per poi entrare all'interno del container), uno dei fusti si impuntava (il teste riferiva che successivamente veniva accertato, per quanto a sua conoscenza, che in realtà i cosiddetti becchi presentavano un difetto e i fusti non erano alla stessa altezza) ed il movimento del carrello provocava lo schiacciamento del fusto stesso, con fuoriuscita di una massa che il teste definiva "liquida, gelatinosa" che gli schizzava addosso colpendolo sul corpo soprattutto nel viso. Il teste si sentiva bruciare il corpo e perdeva la vista; riferiva inoltre di non aver ricevuto alcuna informazione sul tipo di sostanza che doveva trasportare e che sui fusti non era presente alcuna etichetta che segnalasse di che tipo di sostanza si trattasse.

Precisava anche che la documentazione relativa ai tipi di prodotti movimentati rimaneva in ufficio e che al più il personale dell'ufficio informava verbalmente che si trattava di merce pericolosa, così, genericamente, senza precisazioni.


Il S. riferiva ancora di non aver frequentato in azienda alcun corso che riguardasse il trasporto e la movimentazione di merci pericolose e che il primo corso di questo genere organizzato dall'azienda si era svolto solo un mese prima della sua audizione nel processo.

Il teste escludeva ancora che fossero presenti all'epoca in azienda dispositivi di protezione individuale.
Solo successivamente all'evento, veniva acquistato un carrello elevatore con vetri e le operazioni di trasporto dei fusti vengono ora effettuate con un solo fusto alla volta. Inoltre successivamente è stato introdotto l'uso di dispositivi di protezione individuali, quali maschere ecc.

Il S. spiegava poi come fosse stato portato al Pronto Soccorso, ove, in mancanza di informazioni esatte sul tipo di sostanza che lo aveva colpito, aveva riferito ai medici trattarsi di una sostanza genericamente acida. Tra l'altro era rimasto con i vestiti da lavoro, imbevuti di tale sostanza. I medici gli avevano praticato dei lavaggi al viso e fatto dei controlli per ulteriori approfondimenti. Era rimasto in una condizione di cecità per alcuni giorni, trascorsi i quali cominciava ad avere problemi di respirazione. I medici insistevano per avere notizie specifiche sulla sostanza che lo aveva colpito ed allora (erano ormai passati 4 o 5 giorni) si era interessato per farsi inviare dalla S.D.M. la scheda tecnica del prodotto. Solo dopo una certa insistenza, e dopo alcune telefonate nel corso delle quale gli veniva chiesto dalla ragione per cui volesse la scheda tecnica, l'ultima direttamente con l'odierno imputato, veniva inviata all'ospedale la predetta scheda tecnica del prodotto (erano ormai passati sei giorni dall'infortunio). E' stata acquisita al fascicolo la scheda del prodotto inviata in tal modo alla parte offesa.

Le sue condizioni di salute peggioravano: il vero problema si rivelava non quello della vista, che riacquistava, bensì quello respiratorio; si manifestava infatti una infiammazione polmonare per effetto della quale doveva assumere massicce dosi di cortisone, con conseguenti danni al fegato.

A tutt'oggi erano residuati postumi invalidanti: il teste riferiva che continuava a svolgere lo stesso tipo di attività lavorativa, ma che era costretto ad assumere giornalmente medicinali ed aveva problemi ad effettuare sforzi fisici, quali anche semplicemente salire le scale, e dunque non poteva più fare gli sport che faceva in passato.

Valutati, quindi, tutti gli elementi di cui all'art. 133 c.p. , pena adeguata al fatto pare quella di anni due mesi uno giorni dieci di reclusione.

Fonte: Insic.it





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