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La sicurezza nei luoghi di lavoro T.U. 81/08 Viene gestita da un insieme di norme che riguardano i datori di lavoro ed hanno come scopo principale di rendere il luogo di lavoro sicuro mediante l'attuazione di una serie di misure di prevenzione e protezione. LEGGI TUTTO
Igiene degli alimenti Autocontrollo e sistema HACCP introducono il concetto di "prevenzione del rischio alimentare" l'operatore del settore alimentare, viene responsabilizzato in materia di igiene e sicurezza degli alimenti ed ha l'obbligo di garantire specifici standard di igiene e salubrità dei propri prodotti. LEGGI TUTTO
Formazione Il continuo sviluppo tecnologico e l'evoluzione nel mondo del lavoro hanno fatto diventare la formazione una necessità dettata dall'obbligatorietà delle varie norme ma anche dall'esigenza di acquisire adeguata consapevolezza per lo sviluppo aziendale perchè non ci può essere crescita se non c'è adeguamento di persone e culture. LEGGI TUTTO
 
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Cassazione Penale, Sez. 4, 08 aprile 2015, n. 14165 - Nessun comportamento abnorme del lavoratore se risulta che la prassi è consolidata e tollerata
pubblicata il 23/04/2015

"E' abnorme soltanto il comportamento del lavoratore che, per la sua stranezza ed imprevedibilità, si ponga al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte dei soggetti preposti all'applicazione della misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro (Sez. 4, n. 22249 del 14/03/2014, Enne e altro, Rv. 259227; Sez. 4, n. 23292 del 28/04/2011,, Millo e altri, Rv. 250710 )."
Nel caso che occupa la corte d'appello ha fatto corretta applicazione del principio esposto in quanto ha ritenuto, nella sostanza, che, seppure l'attività di scarico non rientrava tra quelle proprie della vittima, che era autista, tuttavia dal fatto che il figlio dell'imputato, I.G., fosse presente in azienda si doveva ritenere che l'esercizio di tali mansioni fosse noto ai preposti.

La corte d'appello di Caltanissetta, con sentenza in data 6 maggio 2014, confermava la sentenza del tribunale di Caltanissetta del 17 ottobre 2013 con cui I.C. era stato condannato, previa concessione delle attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti, alla pena di mesi due di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni in favore della parte civile da liquidarsi in separata sede, per il reato di cui agli articoli 590, commi 1, 2 e 3 cod. pen. in relazione all'articolo 8, comma 9, e all'art. 389, lett. e, del d.p.r. numero 547/1955, perché nella sua qualità di amministratore unico della società I. S.r.l., per colpa aveva cagionato a G.M. lesioni personali consistite in frattura della nona costa di sinistra con complicanze pneumopolmonari da cui era derivata una malattia della durata di 42 giorni. All'imputato era ascritto di aver omesso di adottare le misure necessarie a mantenere i pavimenti degli ambienti di lavoro e dei luoghi destinati al passaggio in condizioni tali da rendere sicuro il movimento ed il transito delle persone. A causa di ciò G.M., mentre era intento a svolgere le proprie mansioni sul piazzale antistante la sede della società, nell'indietreggiare aveva appoggiato il piede sinistro in corrispondenza di un tombino sprovvisto della prescritta griglia di copertura e, non trovando alcuna base d'appoggio, era rovinato a terra andando ad impattare con la schiena contro il bordo del tombino. I fatti si erano svolti nel piazzale antistante il capannone dopo che il G. aveva parcheggiato il camion ed aveva provveduto personalmente a scaricarlo mentre la caduta era avvenuta a causa della buca aperta che era una fossa di scarico protetta normalmente da una grata. Il fatto era stato commesso in Villalba il 6 novembre 2006.

Osservava la corte d'appello che l'imputato in quanto titolare della posizione di garanzia, aveva il dovere di accertarsi del rispetto dei presidi antinfortunistici e del fatto che il lavoratore potesse prestare la propria opera in condizioni di sicurezza vigilando affinché tali condizioni fossero mantenute per tutto il tempo in cui era prestata l'opera, dato che la posizione di garanzia era estesa anche al controllo della correttezza dell'agire del lavoratore ed imponeva al garante di esigere dal lavoratore stesso il rispetto delle regole di cautela.

Avverso la sentenza della corte d'appello proponeva ricorso per cassazione I.C., a mezzo del suo difensore, svolgendo due motivi di doglianza.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Così deciso il 6.3.2015.





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