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30 anni di carriera non escludono l'obbligo formativo. Ruolo di consulenza del RSPP
pubblicata il 20/11/2014

Cassazione Penale, Sez. 4, 12 novembre 2014, n. 46820 - Caduta dalla scala durante i lavori di banchinaggio

Con sentenza del 7/5/2012 la Corte di Appello di Milano confermava la condanna inflitta in primo grado al Datore di Lavoro B.A. per il delitto di lesioni colpose aggravate in danno dell'operaio S.F..

Veniva inoltre confermata la condanna al risarcimento del danno da liquidare in separato giudizio civile.

All'imputato era stato addebitato che, in qualità di legale rapp.te della s.p.a. "B. Costruzioni", in violazione degli artt. 21 e 22 del d.lgs. 626 del 1994, non aveva adeguatamente formato ed informato il lavoratore S., carpentiere dedito all'armatura del primo solaio di una palazzina in costruzione, sul corretto utilizzo di una scala durante i lavori di banchinaggio; sicché detto lavoratore, utilizzando la scala senza nessun ancoraggio e su terreno sconnesso e scivoloso, cadeva dall'altezza di mt. 2,50, riportando lesioni che ne determinavano la incapacità alle ordinarie occupazioni per oltre quaranta giorni.

Ricorso:

 

1) La incerta ricostruzione dell'incidente (1 solo teste) non aveva consentito di valutare la plausibile ipotesi ricostruttiva che l'infortunio fosse stato frutto di una condotta avventata ed imprevedibile dello stesso S. , il quale si era esposto ad un "rischio elettivo" al quale una lavoratore esperto come lui (operaio specializzato dal 1980) non doveva esporsi. Il S. , assunto il giorno prima dell'incidente, era un operaio specializzato dal 1980, con oltre 30 anni di carriera, pertanto come carpentiere non doveva avere una particolare informazione e formazione sull'utilizzo di una scala.

 

2) per il cantiere teatro dell'incidente era stato stipulato un contratto tra la "B. " s.p.a. e la s.a.s. "C." con la nomina del geometra E.L. , della C., quale addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione dei rischi. Tale incarico costituiva una vera e propria delega, conferita all'E. , che mandava esente l'imputato dagli oneri che gli erano stati addebitati come omessi. In ogni caso, essendo la "B. " un'azienda di grandi dimensioni, era onere del giudice di merito valutare che nell'organigramma non vi fosse di fatto delegata ai compiti che, certamente, non potevano gravare sull'amministratore delegato

Risposte:

L'origine dell'incidente era l'anomalo utilizzo della scala. il datore di lavoro è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del lavoratore, e le sue conseguenze, presentino i caratteri dell'eccezionalità, dell'abnormità, dell'esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive di organizzazione ricevute. il S. ha patito l'infortunio mentre svolgeva la sua ordinaria attività di lavoro utilizzando mezzi di lavoro messigli a disposizione dall'azienda.

La configurazione anche una minima colpa in capo alla vittima, presuppone che questi conoscesse perfettamente i rischi del lavoro a cui era occupato ed il corretto utilizzo dei mezzi fornitigli. Ma la contestazione a carico del B. è proprio costituita, come indicato nel capo di imputazione, dal deficit formativo ed informativo.

Va ricordato che l'art. 21 del d.lgs. 626 del 1994 (ora artt. 36 e 37 d.lgs. 81 del 2008), prevede che il datore di lavoro provveda affinché ciascun lavoratore riceva un'adeguata informazione su i rischi per la sicurezza e la salute connessi all'attività dell'impresa in generale e sulle le misure e le attività di protezione e prevenzione adottate in azienda.

Nel caso che ci occupa il giudice di merito ha evidenziato come il S. , assunto da due giorni, non avesse ricevuto alcuna informazione e formazione, adempimenti questi necessari e non superflui, tenuto conto che l'utilizzo della scala doveva essere effettuato in un contesto di cantiere pericoloso, per la presenza di terreno di appoggio sconnesso e scivoloso.


Né risulta che il B. abbia delegato altri di tali incombenze.

La delega non può ritenersi attribuita al geometra E.L., addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione, considerato che tale carica attribuisce un mero ruolo di consulenza, tanto che questa Corte di legittimità ha affermato che gli obblighi di vigilanza e di controllo gravanti sul datore di lavoro non vengono meno con la nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, il quale ha una funzione di ausilio diretta a supportare e non a sostituire il datore di lavoro nell'individuazione dei fattori di rischio nella lavorazione, nella scelta delle procedure di sicurezza e nelle pratiche di informazione e di formazione dei dipendenti.

In ogni caso, anche in presenza di una delega, a carico del datore di lavoro permane sempre l’obbligo di vigilare e di controllare che il delegato usi correttamente la delega, secondo quanto la legge prescrive.

Nel caso di specie i controlli sulla sicurezza sono stati assolutamente carenti, considerato che nel corso delle indagini è emersa la generale inadeguatezza della sicurezza del cantiere e la presenza di lavoratori assunti “in nero”.
Alla luce di quanto esposto il ricorso è infondato e deve essere rigettato. 





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