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Macchinari non sicuri e infortunio: le responsabilità per inosservanza delle misure di sicurezza
pubblicata il 12/06/2015

Con la sentenza n. 9159 del 02 marzo 2015 la Cassazione conferma che sul datore di lavoro incombe l'onere dell'attuazione e dell'accertamento dell'osservanza delle misure di sicurezza.

La Corte di Cassazione Penale, (Sez. IV) con la sentenza n. 9159 del 02 marzo 2015, ha rigettato il ricorso del direttore tecnico di un'azienda, per un infortunio occorso ad un lavoratore, in quanto sul datore di lavoro incombe l'onere di garanzia per legge e dunque non deve solamente approntare i mezzi occorrenti all'attuazione delle misure di sicurezza e disporre che vengano usati, ma deve anche accertarsi che quelle misure vengano osservate e che quegli strumenti vengano utilizzati.

Un operaio addetto alla macchina Ramehouse, (impianto di asciugatura del tessuto) mentre era all'opera, dopo essersi accorto che alcuni filamenti di tessuto rallentavano la velocità della macchina, in quanto avvolti sul rullo del "raddrizzatrama", apriva lo sportello della macchina per tirare fuori i filamenti e il suo braccio destro rimaneva incastrato tra i cilindri dell'impianto, riportando gravi lesioni personali.

Il lavoratore presentava ricorso nei confronti del direttore tecnico dell'azienda per lesione colposa, per aver omesso di proteggere, segregare o dotare di dispositivi di sicurezza, gli addetti alle macchine, (violazione dell'art. 68 del d.p.r. 547/1956).

La decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione Penale ha ritenuto infondato il ricorso del direttore tecnico dell'azienda, presso cui lavorava il lavoratore colpito da infortunio.

I principi concernenti il debito di sicurezza del datore di lavoro hanno ritenuto che la condotta colposa del lavoratore non producesse di per sé l'evento, in virtù del fatto che andasse ricondotta all'area di rischio della lavorazione svolta, sulla base del principio dell'equivalenza delle condizioni (art. 41 c.p., comma 2).

Per questo l'evento dannoso è stato imputato al datore di lavoro per la posizione di garanzia di cui egli è onerato per legge.
In dottrina, è stato ampliato lo spettro delle finalità cautelari delle norme infortunistiche per coprire non solo i rischi discendenti dai processi di produzione, ma anche i comportamenti colposi dei lavoratori. Per imputare l'addebito al datore di lavoro, è necessario che l'evento e il rischio siano prevedibili, escludendo così la condotta del lavoratore infortunato Se le norme cautelari non sono osservate, il datore incorre in violazione con la configurazione di colpa specifica.

Il datore, quindi, per la sua posizione di garanzia non deve solamente approntare i mezzi occorrenti all'attuazione delle misure di sicurezza e disporre che vengano usati, ma deve accertarsi che quelle misure vengano osservate e che quegli strumenti vengano utilizzati (Sezione 4, 10 febbraio 2005, n. 13251).

Sulla condotta abnorme del lavoratore

Per quanto concerne la condotta abnorme del lavoratore, la Corte ha escluso la presenza delle caratteristiche dell'abnormità del suo comportamento in quanto, anche se imprudente, era connesso all'attività lavorativa, e pertanto, non imprevedibile (Sezione 4, 16 febbraio 2012, n. 10712, Mastropietro). Difatti, per costante giurisprudenza, il carattere dell'abnormità può essere attribuito sia alla condotta tenuta in un ambito estraneo alle mansioni affidate al lavoratore e al di fuori di ogni prevedibilità per il datore di lavoro, sia a quella che pur rientrando nelle mansioni proprie del lavoratore sia consistita in qualcosa di radicalmente lontano dalle ipotizzabili, prevedibili, e imprudenti scelte del lavoratore nell'esecuzione del lavoro (Sezione 4, 3 giugno 2004, Giustiniani; Sezione 4, 27 novembre 1996, Maestrini). L'ipotesi tipica di comportamento abnorme è quella del lavoratore che provochi l'infortunio ponendo in essere, colposamente, un'attività del tutto estranea al processo produttivo o alle mansioni attribuite, realizzando in tal modo un comportamento esorbitante rispetto al lavoro che gli è proprio, assolutamente imprevedibile ed evitabile per il datore di lavoro (21 ottobre 2008, n. 40821, Petrillo; 16 febbraio 2012, n. 10712, Mastropietro).

Per i giudici dell'appello, gli sportelli dovevano essere chiusi e la macchina doveva possedere i dispositivi di sicurezza che bloccassero il movimento in caso di apertura degli sportelli.

 

 

 

 





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